Gianluigi Camporese
Practice leader

Practice Leader con esperienza consolidata nell’Executive Search nei settori Industrial e Consumer a supporto di aziende imprenditoriali, holding industriali e fondi di private equity. Integra una visione analitica e pragmatica supportando leader e decision maker in contesti complessi, agendo come advisor strategico nello sviluppo del business e nella gestione dei cambiamenti organizzativi.
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Il mio portfolio
Il cliente, gruppo industriale a controllo familiare, era guidato da un socio di minoranza ormai prossimo alla pensione. La sua uscita ha posto la proprietà davanti a una scelta mai affrontata prima: affidare la guida dell'azienda, per la prima volta, a un amministratore delegato esterno alla compagine societaria.
Il mandato aveva due direttrici: migliorare la marginalità del business esistente e aprire una nuova fase di crescita, attraverso la diversificazione dell'offerta e operazioni di M&A in settori adiacenti. Il punto critico era tenere insieme le due anime, perché chi ha guidato programmi di efficienza raramente ha condotto acquisizioni, e viceversa. La ricerca si è quindi concentrata su manager con esperienza di conduzione industriale in contesti strutturati e un track record concreto in operazioni straordinarie, capaci di lavorare accanto a una famiglia imprenditoriale rispettandone l'identità.
Sotto la guida del nuovo CEO il gruppo ha concluso la prima acquisizione in un comparto adiacente, ampliando il portafoglio tecnologico e la rete commerciale internazionale.
Il cliente, azienda dell'automazione industriale cresciuta sotto la guida diretta dei soci, aveva raggiunto dimensioni che richiedevano un diverso modello di governo. La proprietà ha quindi avviato una revisione della governance: distinguere il ruolo dei soci da quello della gestione e affidare, per la prima volta, la conduzione dell'azienda a un amministratore delegato esterno alla compagine societaria.
La delicatezza del mandato stava nel passaggio di consegne più che nel profilo tecnico. Il nuovo CEO doveva ottenere piena autonomia gestionale da soci abituati a decidere in prima persona e, al tempo stesso, costruire con loro un rapporto di fiducia fondato su obiettivi e reporting condivisi. La ricerca si è concentrata su manager che avessero già guidato aziende di dimensioni comparabili in contesti a forte presenza imprenditoriale, con una solida cultura di prodotto e di commessa.
Con il suo ingresso l'azienda ha completato il passaggio a unmodello in cui la proprietà indirizza e il management gestisce.
Il cliente, storica azienda familiare italiana del settore energy con più stabilimenti produttivi, è entrato a far parte di un gruppo multinazionale quotato. La ricerca del Chief Operating Officer è nata con il cambio di proprietà: affidare a una persona la guida della transizione culturale da un modello familiare a quello di un gruppo internazionale.
La sfida era doppia. Da un lato andavano introdotti standard, processi e cadenza di reporting della nuova capogruppo. Dall'altro andava preservato ciò che aveva reso l'azienda un caso di successo: velocità decisionale, vicinanza al cliente, senso di appartenenza delle persone. Un COO percepito come emissario del gruppo avrebbe perso la fabbrica; uno troppo legato al passato avrebbe perso il gruppo. La ricerca si è quindi concentrata su manager operations che avessero vissuto entrambe le culture, imprenditoriale e multinazionale, e gestito integrazioni post-acquisizione in contesti industriali complessi.
Il cliente, gruppo familiare internazionale dell'agroalimentare, aveva costruito all'estero una presenza articolata, tra filiali e rete distributiva in più paesi. La crescita aveva superato la capacità di una funzione HR nata per amministrare il personale della sede italiana.
Al Chief People Officer spettava il compito di trasformarla in una funzione di governo: un modello organizzativo comune ai diversi paesi, percorsi di sviluppo e successione per i ruoli chiave, sistemi di valutazione e retribuzione coerenti, una proposta di valore capace di attrarre talenti in mercati molto competitivi. Il punto critico era la relazione con la famiglia: il nuovo CPO doveva diventare un interlocutore credibile sulle scelte organizzative, non solo il responsabile dei processi. La ricerca si è concentrata su HR leader di aziende di marca internazionali, con esperienza in organizzazioni multi-paese e in popolazioni aziendali eterogenee, dagli stabilimenti alle reti commerciali.
Il cliente, tra gruppi alimentare a controllo familiare, ha affidato la guida a un nuovo amministratore delegato proveniente dal largo consumo di marca. Tra le priorità indicate c'era un'evoluzione dell'approccio al mercato italiano: innovare nel canale tradizionale come nella grande distribuzione, con nuove soluzioni sia a marchio proprio sia in private label.
Il Direttore Commerciale Italia era chiamato a tradurre questa visione in risultati. Il nodo era la coesistenza di marca e private label presso le stesse insegne: due logiche di prezzo, negoziazione e valore che, se non governate, finiscono per competere tra loro. A questo si aggiungeva l'esigenza di rinnovare il canale tradizionale senza indebolire relazioni costruite nel corso di decenni. La ricerca si è concentrata su manager provenienti dal food di marca, con esperienza diretta nella gestione dei grandi clienti della distribuzione moderna e una visione della private label come leva strategica, non come semplice volume.
Il cliente, PMI dei prodotti da forno, è stato acquisito da un fondo di private equity con una tesi precisa: farne il perno di una piattaforma internazionale da costruire attraverso acquisizioni successive. Al General Manager spettava il compito di tradurre la tesi d'investimento in un'organizzazione capace di crescere per linee esterne.
Il profilo richiesto non era quello di chi gestisce un'azienda consolidata, ma di chi sa integrare: armonizzare processi, persone e stabilimenti di realtà diverse, preservando qualità del prodotto e continuità commerciale a ogni operazione. Serviva inoltre la capacità di muoversi tra il fondo, con i suoi orizzonti e obiettivi di valore, e un'organizzazione abituata a una gestione imprenditoriale. La ricerca si è concentrata su manager del food con esperienza di integrazione post-acquisizione e di sviluppo sui mercati esteri, abituati a confrontarsi con un consiglio di amministrazione espressione dell'investitore.
Il cliente è un'azienda europea dei prodotti per l'edilizia nata da un carve-out: un fondo di private equity ne ha rilevato il controllo separandola da un gruppo multinazionale quotato. Fuori dal perimetro del gruppo, l'azienda non poteva più contare sulla rete di vendita della casa madre e doveva dotarsi di un'organizzazione commerciale propria, su scala globale.
Il Global Sales Director era chiamato a costruirla: definire il modello di go-to-market per area geografica, selezionare e sviluppare distributori e partner, dare al team commerciale obiettivi e strumenti di una società indipendente. La ricerca ha privilegiato manager con esperienza in contesti di separazione o di profonda riorganizzazione commerciale, a proprio agio tanto nella vendita a progetto quanto nella gestione del canale distributivo, e abituati alla disciplina di reporting richiesta da un azionista finanziario.
Il cliente, gruppo internazionale del beverage, considerava gli Stati Uniti uno dei mercati decisivi per la crescita dei prossimi anni. Serviva un Managing Director in grado di guidare la filiale americana e portarla a un nuovo stadio di sviluppo.
Il ruolo univa responsabilità di business e di organizzazione:
- governare il rapporto con importatori e distributori;
- presidiare sia la grande distribuzione sia la ristorazione;
- costruire il team locale e garantire un dialogo efficace con la sede.
Il nodo era proprio quest'ultimo. Un manager forte sul mercato americano ma estraneo alla cultura di un'azienda italiana rischiava di perdere il contatto con la casa madre; un profilo espatriato avrebbe avuto bisogno di tempo per costruire la propria rete. La ricerca si è quindi concentrata su manager con base negli Stati Uniti e un percorso in brand europei del settore, abituati a operare in filiali di gruppi con il centro decisionale in Europa.
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